Cambiamenti climatici sul lavoro: EU-OSHA segnala rischi diseguali tra i lavoratori
Un Discussion Paper EU-OSHA analizza come caldo estremo e clima impattino in modo diverso su genere, età, status migratorio e PMI.

- Circa un terzo dei lavoratori UE è esposto a calore estremo, eventi meteo estremi o scarsa qualità dell'aria
- Il rischio di lesioni da calore varia per genere, età e status migratorio secondo gli studi citati
- I lavoratori delle PMI italiane risultano esposti a rischi più elevati di lesioni legate al calore
- Le aziende con scarsa presenza sindacale offrono meno protezione ai lavoratori esposti
L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato il 22 settembre 2026 un nuovo Discussion Paper dedicato ai rischi professionali legati ai cambiamenti climatici, con un'attenzione specifica all'impatto diseguale che questi rischi producono sui diversi gruppi di lavoratori. Il tema riguarda da vicino anche le piccole e medie imprese italiane, che secondo la letteratura citata nel documento risultano tra i contesti più esposti.
Il documento, dal titolo "Climate change-related occupational risks in Europe: unequal impacts on worker safety and health", è stato curato da Claire L Niedzwiedz e Evangelia Demou della School of Health and Wellbeing dell'Università di Glasgow e analizza i dati raccolti in 30 paesi europei.
I numeri del fenomeno
Secondo l'agenzia, circa un terzo dei lavoratori dell'Unione europea è esposto a rischi quali calore estremo, eventi meteorologici estremi o scarsa qualità dell'aria. Inoltre, sulla base dell'indagine OSH Pulse 2025, il 31% dei lavoratori è preoccupato per l'impatto dei rischi ambientali sulla propria sicurezza e salute sul lavoro.
Differenze di genere, età e status migratorio
Il paper evidenzia risultati non sempre coerenti tra gli studi disponibili. In particolare, alcune ricerche epidemiologiche italiane hanno rilevato che il rischio di lesioni legate al calore aumenta di circa il 14% per gli uomini, rispetto a circa il 5% per le donne. Anche l'età emerge come fattore rilevante: i lavoratori giovani (di età inferiore ai 35 anni) sono esposti a un rischio maggiore di lesioni legate al calore in Italia, in Spagna e in una meta-analisi aggregata, mentre i lavoratori più anziani risultano più vulnerabili alle basse temperature e agli effetti del calore per condizioni di salute croniche.
Sul fronte delle imprese, il documento segnala che i lavoratori delle piccole e medie imprese in Italia sono esposti a rischi più elevati di lesioni legate al calore, e che i lavoratori delle aziende con scarsa presenza sindacale ricevevano meno protezione. Viene inoltre indicato che i sistemi di retribuzione a cottimo potrebbero aggravare l'esposizione al calore scoraggiando le pause di riposo.
Perché conta per le imprese
Per i datori di lavoro e gli RSPP, questi elementi rafforzano l'indicazione di considerare nella valutazione dei rischi microclimatici non solo le condizioni ambientali, ma anche le caratteristiche della forza lavoro impiegata, comprese le fasce d'età, la presenza di personale migrante e le modalità organizzative del lavoro. Il documento integrale, con approfondimenti e grafici, è disponibile sul sito di EU-OSHA.
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