Rischi psicosociali e genere: il modello svedese preso a esempio da EU-OSHA
EU-OSHA pubblica un caso studio sulla Svezia: come integrare la dimensione di genere nella valutazione dei rischi psicosociali e nelle ispezioni del lavoro.

- L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha diffuso un caso studio sulle iniziative svedesi di integrazione della dimensione di genere nella prevenzione dei rischi psicosociali
- L'esperienza nasce da un mandato del 2011 affidato all'Autorità svedese per l'ambiente di lavoro (SWEA)
- Tra gli strumenti sviluppati: uno strumento di autovalutazione online, una pagina web dedicata e il modello teorico 'doing gender' usato dall'ispettorato del lavoro
- Gli spunti riguardano la revisione dei compiti ripetitivi, l'equilibrio di genere nei team e strumenti di riflessione per i datori di lavoro
L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato un caso studio dedicato all'esperienza svedese di integrazione della dimensione di genere nella prevenzione dei rischi psicosociali. Il documento, curato da Jane Pillinger e intitolato "Sweden: gender mainstreaming to prevent psychosocial risks", rientra in una serie di approfondimenti diffusi nel 2026 in vista della campagna europea "Ambienti di lavoro sani e sicuri" sulla salute mentale. Per i datori di lavoro italiani e i consulenti che si occupano di valutazione dei rischi, il caso offre un modello concreto di come la variabile di genere incida sull'esposizione a stress, burnout e disturbi muscolo-scheletrici, temi che rientrano a pieno titolo negli obblighi di aggiornamento del documento di valutazione dei rischi previsti dal D.Lgs. 81/2008.
Il percorso svedese: dall'ispettorato alle imprese
Il caso studio ricorda che nel 2011 il governo svedese ha affidato all'Autorità svedese per l'ambiente di lavoro (SWEA) il compito di prevenire i rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro legati al genere, attraverso la formazione degli ispettori del lavoro, lo svolgimento di ispezioni mirate nei settori a prevalenza femminile e lo sviluppo di strumenti e linee guida per i datori di lavoro. L'iniziativa nasce dalla constatazione che le donne sono esposte a rischi più elevati di burnout e disturbi muscolo-scheletrici, spesso a causa di mansioni monotone e ripetitive e di un contatto più diretto con il pubblico.
Gli strumenti messi a punto da SWEA
Tra le risorse sviluppate figura uno strumento di autovalutazione online che affronta le differenze nelle condizioni di lavoro tra attività a prevalenza femminile e quelle a prevalenza maschile, oltre a un modello teorico chiamato "doing gender", introdotto presso l'ispettorato del lavoro come strumento per identificare le condizioni legate al genere che influenzano l'ambiente di lavoro.
Tra i suggerimenti pratici ripresi dall'opuscolo SWEA, utili anche come spunto per i DVR aziendali, compaiono il miglioramento della varietà dei compiti e dell'ergonomia, poiché il lavoro ripetitivo o con posture scomode dovrebbe essere diversificato per soddisfare le esigenze di entrambi i generi, e la promozione di ambienti di lavoro più misti, dato che una rappresentanza di genere equilibrata può ridurre l'assenteismo e le molestie.
Il documento integrale è disponibile sul sito di EU-OSHA per le aziende e i consulenti interessati ad approfondire gli strumenti operativi sviluppati nell'ambito dell'iniziativa svedese.
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