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Sicurezza sul lavoro

Appalti e subappalti: i protocolli di legalità come argine allo sfruttamento del lavoro

Un saggio dell'Osservatorio Olympus analizza come i protocolli di legalità possano prevenire lo sfruttamento lavorativo nelle filiere di appalto e subappalto.

Appalti e subappalti: i protocolli di legalità come argine allo sfruttamento del lavoro
In breve
  • Un saggio pubblicato sulla rivista Diritto della sicurezza sul lavoro (Osservatorio Olympus, Università di Urbino) analizza il Protocollo di legalità come strumento contro lo sfruttamento nelle catene di esternalizzazione
  • Le inchieste della Procura di Milano hanno evidenziato il modello della 'società filtro' che subappalta a cooperative usate come serbatoi di manodopera irregolare
  • Tre protocolli già firmati: food delivery (2021), logistica (2024) e moda (2025, con piattaforma digitale di filiera e 'green list' delle imprese in regola)
  • L'autrice propone di integrare i protocolli con i Modelli organizzativi 231/2001 per rafforzarne l'effettività

Le imprese che si avvalgono di appalti e subappalti per esternalizzare parte della produzione o dei servizi hanno a disposizione uno strumento, ancora poco conosciuto fuori dagli ambienti specialistici, per presidiare il rischio di sfruttamento lavorativo lungo la filiera: il Protocollo di legalità. Il tema è al centro di un saggio pubblicato sul numero 2/2025 della rivista "Diritto della sicurezza sul lavoro", edita dall'Osservatorio Olympus dell'Università degli Studi di Urbino, a cura di Filomena Pisconti, ricercatrice in Diritto penale all'Università di Bari.

Il lavoro prende le mosse dalle inchieste della Procura di Milano che hanno fatto emergere un modello ricorrente di sfruttamento: la società committente esternalizza l'intera produzione a una "società filtro" priva di reparti manifatturieri propri, che a sua volta subappalta a cooperative o srl usate come meri contenitori di manodopera irregolare. Un meccanismo che si regge, secondo l'analisi, sulla mancata verifica da parte delle committenti della reale capacità organizzativa degli appaltatori e sull'assenza di audit sulle condizioni di lavoro effettive.

Per contrastare questa dinamica sono già stati sottoscritti tre protocolli settoriali: nel 2021 quello per il food delivery, firmato da Assodelivery con CGIL, CISL e UIL alla presenza del Ministero del Lavoro, che impegnava le piattaforme ad adottare un Modello organizzativo ex d.lgs. 231/2001 e a costituire un Organismo di Garanzia; nel 2024 quello per la logistica, promosso dalla Prefettura di Milano con Regione Lombardia e associazioni datoriali; nel 2025 quello per la moda. Quest'ultimo, sottoscritto il 26 maggio da Prefettura e Regione Lombardia insieme a Tribunale, Procura, Carabinieri e associazioni di categoria, prevede un meccanismo operativo preciso: una piattaforma digitale che raccoglie i dati delle imprese di filiera su manodopera e fasi produttive, e una "green list" consultabile dai brand con le ragioni sociali delle aziende in regola.

Per le imprese che operano come committenti, l'indicazione pratica che emerge dal saggio è di non limitarsi al rispetto formale dei contratti, ma di dotarsi di un sistema di controlli strutturato su codici di condotta, due diligence e monitoraggio della filiera. L'autrice propone inoltre di integrare i protocolli con i Modelli 231, in modo che la conformità ai protocolli diventi un indice di effettività del modello organizzativo, utile anche in sede giudiziaria per dimostrare l'adeguatezza del sistema di prevenzione adottato.

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