Primo soccorso in azienda: i principi da conoscere per intervenire correttamente
Mantenere la calma, valutare i pericoli e le condizioni dell'infortunato: i passaggi chiave per attivare correttamente i soccorsi sul lavoro.

- Il primo soccorso aziendale è parte integrante del sistema di prevenzione degli infortuni, non solo un intervento riparatorio
- In Italia il D.Lgs. 81/2008 e il D.M. 388/2003 impongono al datore di lavoro di nominare e formare gli addetti al primo soccorso
- I passaggi chiave sono: mantenere la calma, valutare i pericoli, controllare le condizioni dell'infortunato, allertare correttamente i soccorsi
- Lo schema (c)ABCDE aiuta a riconoscere le condizioni potenzialmente fatali e ad agire con metodo
Sapere come comportarsi nei primi minuti dopo un infortunio può fare la differenza sull'esito per la persona coinvolta. È il tema al centro di una recente riflessione condivisa in ambito di prevenzione, che richiama i principi di base del primo soccorso applicabili anche nei contesti lavorativi italiani.
Il quadro normativo italiano
In Italia l'organizzazione del primo soccorso aziendale non è lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro. Il Testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e il D.M. 388/2003 impongono la nomina e la formazione di addetti al primo soccorso, oltre alla redazione di un piano di emergenza commisurato ai rischi presenti in azienda. Un manuale pubblicato da INAIL nel 2018, elaborato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila), ha sottolineato come il primo soccorso aziendale debba essere visto non più solo come un intervento di riparazione, ma come un processo integrato nel sistema di prevenzione e riduzione degli infortuni.
I passaggi da seguire
Al di là degli obblighi formali, esistono alcuni principi comportamentali di base utili a chiunque si trovi a gestire un'emergenza in azienda, indipendentemente dal ruolo specifico. Il primo è mantenere la calma: il panico impedisce di valutare correttamente la situazione e porta a commettere errori. Prima di intervenire, chi presta soccorso deve verificare l'assenza di pericoli nell'ambiente circostante (mezzi in movimento, incendi, caduta di oggetti), per non trasformarsi a sua volta in una vittima.
Il secondo passaggio riguarda la valutazione delle condizioni dell'infortunato: non tutte le persone coinvolte in un incidente perdono conoscenza, e il comportamento da adottare varia se la persona è coscienze, se è incosciente ma respira, o se è incosciente e non respira normalmente. In quest'ultimo caso è necessario avviare la rianimazione cardiopolmonare, secondo le procedure previste dalla catena della sopravvivenza.
Un ulteriore elemento utile per chi coordina l'emergenza è il ricorso a schemi operativi, come il protocollo (c)ABCDE, che aiuta a riconoscere in sequenza le condizioni potenzialmente fatali e a mantenere lucidità nell'applicazione delle procedure, anche sotto stress.
Per le imprese
Per i datori di lavoro e gli RSPP, il tema resta un'occasione per verificare l'aggiornamento della formazione degli addetti al primo soccorso, obbligatoria con cadenza triennale secondo il D.M. 388/2003, e la reale efficacia dei piani di emergenza adottati in azienda.
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