CEM e pacemaker: nuova FAQ ISS sulla valutazione dei segnali complessi
Il Portale Agenti Fisici, con l'Istituto Superiore di Sanità, chiarisce come valutare l'esposizione a CEM dei lavoratori con pacemaker in presenza di segnali complessi.

- Nuovo chiarimento tecnico sulla valutazione del rischio CEM ex art. 210 D.Lgs. 81/2008 per i portatori di dispositivi medici impiantabili attivi (DMIA)
- Il rispetto dei livelli di riferimento per la popolazione generale non basta a escludere malfunzionamenti transitori in presenza di segnali complessi (non sinusoidali)
- La valutazione deve considerare durata, contributo spettrale, modulazione e intensità del segnale; se necessario vanno fatte misure sperimentali secondo le norme EN 50527-XX
- Rilevante anche per il settore medico-estetico: va distinto il rischio per il cliente/paziente da quello per l'operatore (es. ipertermia, tecarterapia, bisturi elettrico)
Il Portale Agenti Fisici, realizzato con la collaborazione dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha pubblicato una nuova FAQ tecnica dedicata alla valutazione del rischio da campi elettromagnetici (CEM) per i lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili attivi (DMIA), come pacemaker, defibrillatori e microinfusori. Il chiarimento riguarda in particolare i casi di esposizione a "segnali complessi" e interessa direttamente RSPP, medici competenti e consulenti HSE chiamati ad applicare l'articolo 210 del D.Lgs. 81/2008, che recepisce la Direttiva 2013/35/UE.
Perché il semplice rispetto dei livelli di riferimento non basta
Come indicato nelle linee di indirizzo del Portale Agenti Fisici, si parla di "segnali complessi" quando si ha a che fare con campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con forma d'onda molto diversa da una sinusoide ideale, caratterizzati da elevati transitori o da uno spettro ricco di molteplici contributi, situazioni comuni in ambito industriale e sanitario. La FAQ precisa che i test di immunità previsti dalla norma ISO 14117 per gli stimolatori cardiaci si basano su segnali sinusoidali puri: per questo, in presenza di campi complessi, il rispetto dei livelli di riferimento per ogni singola componente in frequenza non garantisce automaticamente l'assenza di rischio di malfunzionamenti transitori, anche se restano esclusi danni permanenti salvo campi estremamente elevati.
La valutazione del rischio, spiega la FAQ, deve quindi tenere conto della durata e del contributo spettrale del segnale, della sua modulazione e struttura temporale (duty cycle, tempi di ripetizione) e dell'intensità non mediata nel tempo dei campi. Se necessario, può prevedere misure sperimentali basate sulla famiglia di norme EN 50527-XX. Vengono invece considerate a basso rischio le sorgenti che generano campi transitori di breve durata e non ripetuti, come varchi antitaccheggio, sistemi RFID o l'accensione di utensili elettromeccanici conformi alla Raccomandazione 1999/519/CE.
La distinzione tra rischio per il cliente e per l'operatore
Il documento richiama un punto utile anche per il settore medico-estetico: in presenza di apparecchiature come quelle per ipertermia, tecarterapia o bisturi elettrico, il rischio riguarda soprattutto la persona trattata, mentre per l'operatore risulta in molti casi accettabile. Resta comunque compito del datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente e l'RSPP, valutare caso per caso la situazione dei lavoratori che abbiano dichiarato di essere portatori di DMIA, come previsto dall'articolo 210-bis del D.Lgs. 81/2008.
La FAQ integrale è consultabile nella sezione dedicata ai Campi Elettromagnetici del Portale Agenti Fisici.
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