Regime forfettario, dal 2027 la soglia per dipendenti e pensionati torna a 30.000 euro
Senza un intervento nella Legge di Bilancio 2027 il tetto di reddito da lavoro dipendente o pensione per restare nel forfettario scende da 35.000 a 30.000 euro.

- Soglia attuale 35.000 euro in vigore solo fino al 31 dicembre 2026
- Senza proroga nella Manovra 2027 si torna al limite ordinario di 30.000 euro
- Riguarda chi cumula partita IVA forfettaria con stipendio o pensione dell'anno precedente
- La conferma della soglia più alta costerebbe oltre 220 milioni di euro secondo i dossier ufficiali
Chi gestisce una partita IVA in regime forfettario insieme a uno stipendio o a una pensione deve tenere d'occhio un termine che scade il 31 dicembre 2026: senza un nuovo intervento normativo, dal 1° gennaio 2027 la soglia di reddito da lavoro dipendente o pensione che consente l'accesso e la permanenza nel regime agevolato scenderà da 35.000 a 30.000 euro. Per commercialisti e consulenti del lavoro è il momento di avvisare i clienti interessati, perché il controllo si basa sui redditi percepiti nell'anno precedente a quello di applicazione del regime.
La regola e la deroga in scadenza
Il requisito è fissato dall'articolo 1, comma 57, lettera d-ter della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, che individua in 30.000 euro il limite ordinario di reddito da lavoro dipendente o pensione oltre il quale è precluso l'accesso al forfettario. Si tratta di una proroga della deroga già prevista per il 2023, 2024 e 2025, che aveva innalzato temporaneamente la soglia ordinaria di 30.000 euro per questa categoria di contribuenti. L'innalzamento a 35.000 euro, confermato anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025, ha evitato che l'accesso al forfettario fosse precluso a una platea più vasta di contribuenti; la misura era stata introdotta per la prima volta dalla Legge 207/2024 per il solo anno 2025.
Chi deve controllare la propria posizione
La verifica riguarda chiunque cumuli attività autonoma in forfettario con un impiego subordinato o una pensione: il reddito dell'anno precedente, se supera il limite in vigore, fa scattare l'uscita dal regime agevolato e il passaggio alla tassazione IRPEF ordinaria, con gestione standard di IVA e ritenute. La deroga ha carattere transitorio e non strutturale: l'innalzamento della soglia riguarda solo la condizione di accesso o permanenza nel regime forfettario e non modifica le altre regole del regime (coefficiente di redditività, aliquota sostitutiva al 15%, o al 5% per i primi anni di attività).
I numeri in gioco
| Voce | Importo | Validità |
|---|---|---|
| Soglia ordinaria (art. 1, c. 57, lett. d-ter, L. 190/2014) | 30.000 euro | A regime, salvo deroghe |
| Soglia in deroga attualmente vigente | 35.000 euro | Fino al 31 dicembre 2026 |
| Costo stimato della deroga per lo Stato nel 2026 | 79,4 milioni di euro | Dossier Legge di Bilancio 2026 |
| Costo stimato della deroga nel 2027 | 140,9 milioni di euro | Dossier Legge di Bilancio 2026 |
| Maggior gettito atteso nel 2028 dal rientro in IRPEF | 82,1 milioni di euro | Dossier Legge di Bilancio 2026 |
| Costo di un'eventuale ulteriore proroga a 35.000 euro | oltre 220 milioni di euro | Stima per la Manovra 2027 |
In assenza di una nuova proroga nella Legge di Bilancio 2027, attualmente in discussione, dal 1° gennaio 2027 tornerà applicabile il limite di 30.000 euro. Fa eccezione il caso in cui il rapporto di lavoro dipendente sia cessato nel corso dell'anno precedente senza che ne sia iniziato uno nuovo nello stesso periodo. Commercialisti e consulenti del lavoro dovranno quindi verificare, caso per caso, i redditi 2026 dei clienti con doppia posizione fiscale prima di impostare la dichiarazione e la scelta del regime per il 2027.
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