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Sicurezza sul lavoro

Trasferte all'estero: la valutazione del rischio non si esaurisce con la mappa del Paese

Per le trasferte internazionali dei dipendenti non basta consultare le schede Paese della Farnesina: serve una valutazione specifica del rischio secondo il D.Lgs. 81/2008.

In breve
  • L'obbligo di valutazione dei rischi del D.Lgs. 81/2008 si applica anche ai lavoratori in trasferta all'estero
  • Le schede Paese di Viaggiare Sicuri (Farnesina) sono un punto di partenza ma non sostituiscono la valutazione specifica della missione
  • Contano città, itinerario, finalità della trasferta e profilo del viaggiatore, non solo il Paese di destinazione
  • Lo standard ISO 31030:2021 offre un framework strutturato per il travel risk management aziendale

Molte aziende, prima di autorizzare una trasferta internazionale, si limitano a controllare il livello di allerta indicato sulla mappa del Ministero degli Affari Esteri. È un'informazione utile ma non equivale, di per sé, alla valutazione dei rischi richiesta dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro, che riguarda il singolo viaggio e non solo il profilo generale del Paese di destinazione.

Le schede Paese non bastano

Le schede Paese dell'Unità di Crisi della Farnesina, consultabili sul portale Viaggiare Sicuri, forniscono indicazioni aggiornate su sicurezza, situazione sanitaria e mobilità in oltre 220 destinazioni. Si tratta però di un quadro generale sul Paese, non di una valutazione del singolo spostamento. Il D.Lgs. 81/2008 prevede che l'obbligo di valutazione dei rischi si applichi anche al lavoratore in trasferta, e che il datore di lavoro resti responsabile della sua sicurezza indipendentemente dal luogo in cui la prestazione viene resa; a questo si affianca l'obbligo generale di sicurezza previsto dall'art. 2087 del Codice Civile.

Cosa cambia il livello di rischio reale

A parità di Paese di destinazione, il rischio effettivo dipende da più fattori: la città o l'area specifica in cui si svolge la missione, l'itinerario e gli spostamenti interni previsti, la finalità della trasferta (un sopralluogo in una zona industriale periferica comporta esposizioni diverse rispetto a una riunione in un hotel internazionale), il profilo del viaggiatore e la durata della permanenza.

Formazione e procedura strutturata

Oltre alle indicazioni su cosa evitare, la formazione pre-partenza dovrebbe includere le azioni da compiere nei primi minuti di un imprevisto: come contattare l'azienda, quali strutture sanitarie sono raggiungibili, come comportarsi in caso di controlli non previsti. Una gestione organica della trasferta prevede tre fasi: prima della partenza (valutazione del rischio specifico, verifica di documenti e coperture assicurative, briefing, registrazione del viaggio sul portale Dove Siamo nel Mondo della Farnesina); durante la permanenza (punti di contatto e canali di comunicazione alternativi); in caso di emergenza (protocolli di escalation e contatti con l'Unità di Crisi della Farnesina).

Un riferimento tecnico internazionale

Sul piano degli standard tecnici, esiste un riferimento specifico per le organizzazioni che vogliono strutturare un programma di travel risk management: questo documento fornisce un approccio strutturato allo sviluppo, all'implementazione, alla valutazione e alla revisione di politiche, programmi, identificazione di minacce e pericoli, opportunità e punti di forza, valutazione del rischio, strategie di prevenzione e mitigazione, applicabile a organizzazioni di qualsiasi settore e dimensione.

Un aspetto da non trascurare è che il livello di rischio di un Paese può cambiare mentre il dipendente è già sul posto: un evento politico o un'emergenza sanitaria possono modificare lo scenario nel giro di ore, per cui la procedura aziendale dovrebbe prevedere un meccanismo di aggiornamento in tempo reale e non esaurirsi con un unico briefing prima della partenza.

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Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

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