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Hacker nelle celle frigo dei supermercati: cosa cambia per le imprese italiane

Dopo l'attacco a centinaia di supermercati francesi, esteso anche all'Italia, cresce l'attenzione sulla sicurezza dei controller che gestiscono la catena del freddo.

Hacker nelle celle frigo dei supermercati: cosa cambia per le imprese italiane
Immagine generata con IA
In breve
  • Per le imprese italiane già nel perimetro NIS2, la scadenza per le misure di sicurezza di base cadeva proprio a ottobre 2026

Un comando inviato da remoto che porta la temperatura delle celle frigorifere a oltre 50 gradi, costringendo i supermercati a gettare intere forniture di prodotti freschi e surgelati: è quanto accaduto in Francia nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2026, in un attacco che si è poi esteso ad altri Paesi europei, Italia compresa, il 2 novembre. Per le imprese che gestiscono catena del freddo - dalla grande distribuzione ai magazzini alimentari, fino ai laboratori che conservano prodotti sensibili alla temperatura - l'episodio pone una domanda concreta: chi controlla davvero gli impianti di refrigerazione quando il software di gestione viene compromesso?

Cosa è successo

Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, gli attaccanti hanno preso di mira i controller elettronici che regolano a distanza temperatura, compressori e cicli di sbrinamento delle celle frigorifere, modelli come i Danfoss AK-SM 800 e AK-SC 355 e diversi dispositivi Copeland/Dixell. Il meccanismo è simile a quello già visto anni fa nel caso Stuxnet, quando un software fraudolento prese il controllo delle centrifughe per l'arricchimento dell'uranio in Iran, forzandole oltre i limiti meccanici fino a distruggerle. In entrambi i casi un comando esterno ha alterato un parametro critico del sistema - temperatura in un caso, velocità di rotazione nell'altro - senza che un dispositivo di sicurezza indipendente dal software bloccasse l'anomalia.

La lezione per chi gestisce impianti connessi

Il punto debole non è soltanto informatico: è l'assenza, in molti impianti, di una protezione automatica locale - paragonabile a un interruttore di sovracorrente - che intervenga a prescindere da qualsiasi comando ricevuto da remoto. Per le aziende italiane con sistemi di refrigerazione gestiti via rete, la vicenda si aggiunge a un obbligo già in corso: per i soggetti inseriti nell'elenco NIS2 e notificati dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale nell'aprile 2025, il termine di 18 mesi per adottare le misure di sicurezza di base scadeva proprio a ottobre 2026. Chi gestisce impianti OT - celle frigorifere comprese - dovrebbe verificare separazione delle reti IT/OT, autenticazione sugli accessi remoti e, soprattutto, l'esistenza di un dispositivo di blocco locale indipendente dal software di controllo.

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