Perché le regole di sicurezza non diventano comportamenti: un modello comunicativo
Un contributo per RSPP e formatori applica l'Analisi Transazionale alla vigilanza del preposto e alla gestione dei near miss, senza sostituire gli obblighi del D.Lgs. 81/2008.

- Il riferimento è il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sulla verifica di efficacia della formazione, che però non è ancora in vigore
Un formatore e consulente in materia di salute e sicurezza, Alessandro Moscatelli, propone su PuntoSicuro un modello comunicativo basato sull'Analisi Transazionale per ridurre la distanza tra procedure scritte e comportamenti effettivi in azienda. Il tema riguarda da vicino RSPP, preposti e uffici formazione: una misura di prevenzione tecnicamente corretta può restare lettera morta se il modo in cui viene comunicata non produce comprensione e applicazione stabile.
Il nodo: dalla regola al comportamento
Il contributo parte da situazioni ricorrenti nei luoghi di lavoro: dispositivi disponibili ma non usati correttamente, near miss non segnalati, formazione erogata e documentata senza modificare le condotte osservabili. Il D.Lgs. 81/2008 definisce obblighi precisi per il datore di lavoro, i dirigenti, i preposti e i lavoratori: il preposto deve sovrintendere e vigilare sull'osservanza delle disposizioni aziendali, intervenire sui comportamenti non conformi e, nei casi previsti, interrompere l'attività, mentre il lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza conformemente alla formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
Su questa base il modello applica l'Analisi Transazionale di Eric Berne — con i suoi Stati dell'Io Genitore, Adulto e Bambino — non come diagnosi psicologica, ma come chiave per osservare se una comunicazione professionale è adeguata alla situazione e capace di produrre una risposta funzionale. L'esempio ricorrente è il preposto che rileva una protezione rimossa: prima interrompe l'attività con un messaggio normativo, poi, a pericolo controllato, ricostruisce con il lavoratore le cause dello scostamento, distinguendo correzione immediata, analisi e azioni correttive.
Un collegamento da maneggiare con cautela
Il contributo richiama il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che distingue la verifica dell'apprendimento da quella dell'efficacia della formazione durante l'attività lavorativa. È utile ricordare che l'intesa, pur sancita in Conferenza Stato-Regioni, non ha ancora efficacia giuridica vincolante: entra in vigore solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, finora non avvenuta. Chi sta pianificando corsi e verifiche di efficacia in azienda dovrebbe quindi considerarlo un riferimento metodologico anticipatorio, non un obbligo già esigibile.
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