Fattura elettronica scartata dallo SdI: i codici di errore più comuni e come rimediare
Guida ai motivi di scarto più frequenti della fattura elettronica, ai 5 giorni per correggerla e alle sanzioni se si supera il termine.

- Lo scarto SdI arriva con un codice numerico che spiega il motivo del rifiuto
- Errori più frequenti: nome file duplicato, codice destinatario/PEC errati, P.IVA cessata o non coerente, imposta di bollo, file già trasmesso
- Per correggere e rinviare la fattura ci sono 5 giorni dalla notifica di scarto, senza sanzioni
- Oltre il termine si rischiano le sanzioni per tardiva o omessa fatturazione previste dal D.Lgs. 471/1997
Chi emette fatture elettroniche riceve prima o poi una notifica di scarto dal Sistema di Interscambio (SdI). Capire il significato del codice errore e i tempi per intervenire è essenziale per amministratori, uffici contabilità e consulenti, perché una fattura scartata non risulta emessa e, se non corretta in tempo, può generare sanzioni.
Cosa succede quando il SdI scarta una fattura
Secondo quanto spiega l'Agenzia delle Entrate sul portale dedicato alla fatturazione elettronica, se uno o più controlli non vanno a buon fine, il SdI scarta la fattura elettronica e invia al soggetto che ha trasmesso il file una ricevuta di scarto in cui è indicato il codice errore e una sintetica descrizione del motivo. La ricevuta di scarto viene trasmessa alla medesima PEC o al medesimo canale telematico da cui è arrivata la fattura, oppure resta consultabile nel portale "Fatture e Corrispettivi" per chi usa i servizi gratuiti dell'Agenzia.
I motivi di scarto più frequenti
Tra le decine di codici previsti dalle specifiche tecniche allegate al provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate, i più ricorrenti riguardano:
- Nome file non valido o duplicato: il SdI verifica il nome del file XML per evitare invii con la stessa nomenclatura di un documento già trasmesso; in caso di anomalia scatta il codice errore 00001 (nome file non valido) o 00002 (nome file duplicato).
- Codice destinatario o PEC errati: un codice destinatario inesistente o una PEC non valida impedisce al sistema di recapitare la fattura, causandone lo scarto.
- Partita IVA non coerente o cessata: l'Agenzia delle Entrate segnala che se la fattura riporta una partita IVA del cedente/prestatore risultante cessata alla data indicata in fattura, il documento viene scartato; la stessa cosa vale se un contribuente con più partite IVA usa per errore quella non più attiva.
- Imposta di bollo e altre incongruenze di valore: errori nel calcolo di imposta, aliquote o importi rientrano tra le anomalie più comuni segnalate dal sistema.
- File già trasmesso: il SdI effettua un controllo per intercettare l'invio di una fattura già ricevuta, incrociando identificativo dell'emittente, numero e data del documento.
Cinque giorni per correggere e rinviare
Il punto centrale, spesso sottovalutato, riguarda i tempi. Come chiarito dalla circolare n. 13/E del 2 luglio 2018 e dal provvedimento del 30 aprile 2018, chi riceve una notifica di scarto ha 5 giorni di tempo per correggere l'errore e reinviare la fattura, mantenendo la stessa data e lo stesso numero del documento originale, evitando così sanzioni. In alternativa, l'Agenzia prevede la possibilità di emettere la fattura con numero e data nuova, coerenti con i documenti emessi successivamente al primo invio, oppure emettere una fattura con specifica numerazione che attesti che si tratta di un documento di rettifica (ad esempio "1/R").
Cosa succede se si supera il termine
Se la correzione non avviene entro i 5 giorni, l'emissione della fattura si considera tardiva, con conseguente rischio di sanzioni per tardiva o omessa fatturazione previste dall'articolo 6 del D.Lgs. 471/1997. In ogni caso, resta valido il limite generale di 12 giorni dal momento di effettuazione dell'operazione entro cui la fattura elettronica immediata deve risultare correttamente trasmessa e accettata dal SdI.
Per la consultazione dell'elenco completo dei codici errore e delle relative descrizioni si rimanda alle specifiche tecniche pubblicate sul sito dell'Agenzia delle Entrate, sezione "Fatture e corrispettivi", e alla circolare n. 13/E del 2 luglio 2018.
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